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Gente di paese

Gli era stato preparato tutti i trucchi. Io non dico né chi li ha fatti, né chi po’ l’essere, né ci non po’ l’essere. Insomma: intercettazioni canore, tutti i microfoni nascosti, quello là nel telefono, uno sul tetto, uno…Si ragionava io e la mi’ moglie se uno…gli è che li hanno camuffati anche i nastri, sennò potevano non sape’ tutta la verità, come si dice a letto. Io mi sentivo male a volte dalla rabbia, ci perseguitavano, e ci ragionai con quella povera donnaccia: ma guarda, ci siamo ritrovati…ma che s’è fatto di male…s’è sempre lavorato dalla mattina alla sera. E ci si lamentava di tutti questi fatti, tutto questo male che ci volevano addosso.
Sono nato in ‘na famiglia religiosa di poveri contadini ad Ampiana il 7 Gennaio 1925. Io, e presi, cercai una ragazza per pigliare, insomma per sposarmi. Pe’ aiutare in casa ai miei poveri genitori, che c’era tanto da lavorare. E trovai questa…una bella ragazza. Dico, mah..Miranda Bundi, gli era un anno e più che si era fidanzati e arrivò il momento di sposarsi, ci si voleva bene. E questa donna poi un brutto giorno la trovai in compagnia d’un altro, e io ero geloso, gli volevo bene a questa donna. Lei la cominciò a dirmi: guarda, m’ha preso per forza, picchialo, picchialo. Andai pe’ tirargli du’ pugni io. E questo gli era un pezzo d’omo più grosso di me, e m’agguantò per il collo, e mi stava strozzando, e io, fruga fruga, trovai quel cortello in tasca, che tutti i contadini si porta per le piante, e…
Accidenti a quel maledetto cortello, se lo sapevo che cos’era successo..E da quella volta in poi non riportavo in tasca più nemmeno un chiodo, io. L’ho maledetto tante volte. M’ebbi a difendere sennò morivo io
(19 coltellate ed ha costretto la ragazza a fare l’amore con lui accanto al corpo dell’altro) 

Maltratta la famiglia, me sento dire. C’è la mi moglie, poverina, che lei m’è rimasta seminferma di mente…la nun sa né che la dice, né che la fa, né quandol’è nata. Nun sa nulla. E io ho cercato d’aiutarla in tutti i modi. Gli portavo perfino il caffè a letto.

Mi sai sente dire da qui, da questi pisiologi, come si chiamano, insomma, dice, ma era sano di mente, secondo voi? Dice: si. Come si? Dice: sano di mente? Dice:si. In piena facoltà d’intedndere e di volere? Si. Ma lei l’avrebbe fatto che gli ha fatto questo disgraziato infame, che Dio lo bruci all’inferno, anda’ lì, da du’ poveri ragazzi, du’ poveri figlioli…senza avergli fatto nulla..

Dio, Signore, me n’hanno buttate addosso di tutti i colori. Ah, dice:il Pacciani guardone…Io guardone! Io so’ n’omo perfetto come tutti gli altri e ne do la prova. Io non ho mai anda’ a gurada’…se fossi anda’ a guardare uno che fa quelle schifezze…Uno va a guardare che fa un altro? Io lo facevo da mi’ moglie, se piglia moglie apposta!

 

Dio dell’ostia immacolata, o quanto ti hanno tenuto?

Io non ho detto nulla. Ho detto solo che mio marito aveva un fucile, ora..ora..se l’ha venduto non lo so.

Ma senti questa infame..ora gli va a dire del fucile, questa maledetta divola! Brutta infame! Va a dirgli del fucile questa..diavola. Brutta serpente, il fucile.. il fucile…Brutta, maledetta puttanaccia. Brutta tubercolosa, velenosa…quando ti vidi! Brutto animale velenoso. Gli ho detto chiudi il becco, non parlare, non apri’ bocca, lasciali dire quello che volgiono. E …i’…i’ mio marito, il fucile, il fucile..mio marito. Brutta sudicia, velenosa e diavola!

E ‘ndo’ la metto ora?

Volevo precisare, io siccome soffro di ‘esta angina pertores e la circolazione, m’arzavo dal letto, mi facevo un po’ di ‘affè. Certamente sbattevo li sportelli pigliando la tazzina, pigliando il caffè di dentro. Ma ‘nn c’è mica nulla di…è tutta roba normale. Ora, siccome viene amplificato il volume…e’ tutto lì, lo sportello, aprivo, chiudevo, percè c’ha la molla a scatto, fa il rumore…fra zac! Insomma, amplificandola si sente il rumore forte

 

Signor Vanni che lavoro fa lei?

Io sono stato a fare delle merende con Pacciani

No, no scusi un attimo, un attimo.

Allora non ho capito

Vedo che qualcun le ha già detto che cosa deve dire

E’ che sento poco, sento poco

Guardi lei comincia male, perché sembra che venga a recitarci una lezioncina che s’è imparato prima. Lei deve solo rispondere alle domande, a quello che le viene chiesto

Lei ha conosciuto Pietro Vaccinai?

Si, l’ho conosciuto

Siete diventati amici?

Si, a volte siamo andati a fa qualche merenda, così vero, o a bere un caffè insieme. Poi io altre cose, signor giudice, non los o

Qualche volta si univano amici diversi o andavate solo voi due

Noi due siamo andati. Ci si trovava….

Vi trovavate

…In paese, dopo desinare. Così, a fa una merenda. Poi io altre cose….

E’ mai venuto il Pacciani con lei, come dice, da qualche donna?

No, io insieme alle donne con Vaccinai non sono mai stato. Io, anda’ a fa’ qualche merenda

Si, abbiamo capito, signor Vanni. E qualche bicchiere, via, questo lo possiamo dire?

Si, si

 

Mi dica

Come! Io non ho diritto a parlare?

Si, l’ha già detto, dica quel che la vuol dire, và.

Si, lo dico!

Con calma

Dico che voglio tutte le lettere che l’avete voi in Corte d’assise. Voglio la libertà per andare alla banca e alla Posta. Poi ci sarà il Signore che punirà il signor Vanessa con un malaccio inguaribile che gli toccherà patire come un cane.

Io dico l’ultima parola: viva il duce, il lavoro e la libertà, ritorneremo prima o dopo

Eh, vo’ via. Non me ne importa  tanto son solo. C’ho l’avvocato Filastò, mi basta.

 

Il carattere di queste persone, che erano emarginate alla comunità e quindi si movevano per conto proprio, si coglie anche dai loro soprannomi…erano persone diverse, escluse, e, per molti aspetti, i grulli del paese. Appunto, i soprannomi sono eclatanti. Pacciani è soprannominato “Il Vampa”, perché in una delle tante occasioni di feste paesane, per dimostrare la sua forza, il suo coraggio, dopo aver bevuto un po’ di benzina, si mise a fare il mangiafuoco, e naturalmente, non essendo un mangiatore di fuoco, non essendo un circense, si bruciò tutto il viso e da lì il soprannome del Vampa, avvampato da questa fiammata di benzina sul viso. Gli altri, come dire, per lo stesso tenote. I soprannomi non sono mai casuali. Giancarlo Lotti era “Katanga”, soprannome per indicare questo uomo, forse forte, ma con pochissimo cervello, quindi uno violento che non ragiona sulle cose, che si muove d’impeto, che facilmente è anche strumentalizzabile. Poi c’era il postino, il Vanni detto “Torsolo”. Il torsolo è il resto del frutto, inutile, insignificante, che si getta, che non si considera.

Pubblicato il 20/6/2007 alle 0.18 nella rubrica Diario.

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