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randazzo
Naini, IO NON SONO MALATO.


Cita Zio Ni


28 ottobre 2005


- La tua faccia somiglia a quella di uno che vale tremila dollari...

- Sì, ma tu non hai la faccia di quello che li incasserà.




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14 luglio 2005


Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti farò niente.
Solo che devi lasciarmi finire la frase.
Ho detto che non ti farò niente.
Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi.




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14 luglio 2005


Rosa
Vai a prendere il secchio




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12 luglio 2005


Spalmarsi la lozione va fatto ogni volta che è ordinato.
Spalmarsi la lozione, o useremo il tubo.
Si Precius lo faremo le daremo il tuubo.
Va bene va bene
Mettere la lozione nel cesto.
Mia madre è una donna molto importante se
Mettere la lozione nel cesto
Può chiedere qualsiasi
METTI QUELLA FOTTUTA LOZIONE NEL CESTO!!!




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11 luglio 2005

Omaggio

- Bill: "Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti, soprattutto di quelli sui super eroi.
Trovo che tutta la filosofia che sta dietro ai supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito, Superman. Non un grandissimo fumetto, con la sua grafica mediocre... ma la sua filosofia non è soltanto eccelsa, è unica.
L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Barman è di fatto Bruce Wayne. L’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino È Peter Parker. Deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa la caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Superman È NATO Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande "S" rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. È il costume che Superman indossa per mimetizzarsi con noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede.
E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso, ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. Più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy Plympton. Tu avresti indossato il costume di Arlin Plympton, ma tu sei nata Beatrix Kiddo, e ogni mattina al tuo risveglio saresti stata Beatrix Kiddo."
- Beatrix: "Stai dicendo che sono un supereroe?"
- Bill: "No, sto dicendo che sei una killer. Una killer per diritto di nascita. E potrai sposarti, vendere dischi, mangiare schifezze e ingrossare il culo a dismisura, ma qualsiasi cosa tu faccia non c'è niente che potrà cambiare tutto questo."




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11 luglio 2005



"Passo attraverso il rumore e il silenzio.
 Cammino da sola.
 E' una giornata splendida, piove e fa freddo.
 Riflessa sul pavimento bagnato
 Puoi vedere cio' che vedo io?
 L'immagine tremolante dei miei occhi
 Che sono ancora liberi."




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11 luglio 2005

Citazione II

Accolgo volentieri l'invito del buon frate e metto in palio per gli autori delle citazioni più brutte un succulento "sformato di assa fetida"




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11 luglio 2005

Sfoggio di cvltura

"LA MAESTRA CI FACEVA CANTARE

MA IO NON CI RIUSCIVO

PERCHE' NON CAPIVO LE PAROLE"




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11 luglio 2005

Ricordi

Non aprire l'avvolgibile, c'è un pipistrello dentro.
(Può darsi che sia morto)
                                                                     mamma




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Cioe'.. te.. a me.. che poi.. Via!                     

Questo blog non spreca la NAFETA®
 
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CON RISPETTO PARLANDO






In questo BLOG siamo tutti devoti del santissymo

DOVE CAAVA PADRE PIO CI CRESCEVANO GLI ABETI

Padre Pio ne faceva due senza usci!!!!
(una volta ne riuscì a fanne tre ma poi ni toccò smette
sennò ni venivano le stimmate anco all'uccello!!!)


Brutto ateo-comunista ora mi dici che credi alla Vergine Maria!!!

Padre Pio alla Banca Rasini gli faceva credito



PADRE PIO BECCAVA A SFA'


"Fai uscire lo storpio."
"Ma...a quest'ora starà dormendo..."
"E allora credo proprio che lo dovrai svegliare, non credi?"

PADRE PIO A METEMATICA C'AVEVA 10

 
Può provocare utite se maneggiato con viulenza!!

PADRE PIO LEVAVA IL FUMO ALLE SCHIACCIATE

Noi siamo, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore e incapaci di sbagliare. (peccato lo pigliamo nel cvlo)

PADRE PIO USAVA CLEAR

STO ASCOLTANDO:
RADIO MARIA

PADRE PIO PARCHEGGIAVA IN QUARTA

Questo blog promuove la campagna di sensibilizzazione contro la mattanza dei gronghi. Invia anche tu una lettera di protesta al ministero dell'Ambiente.

PADRE PIO C'AVEVA SEMPRE BRISCOLA

In omaggio ad uno dei maggiori poeti viventi

S'io fossi agìl camoscio
mi butterei al lago
ma agìl camoscio 'un sono
e al lago 'un mi ci butto.

* * *

Stai seduto,
cioè zitto,
volevo dire:
àlzati.

* * *

Rimembro fiero
e sul collo pongoti
in guisa di superbi orpelli
due o tre manate
date bene
così impari a pulirti il culo con
le tendine del gabinetto.

* * *

Dorate aurette lievi
di voi schermìro i parti
e tratti apersi ragli
infransi ardor di dacî
né Cato omai recolli
d'affàn rapito 'l crin
a scriver queste poesie
è come andare
a toccare la merda
collo steccolo.

* * *

Vezzosette
pastorelle
che han nel crin
lucenti stelle:
or cantate,
or ballate,
mai nel culo
lo pigliate.

* * *

Nella cruenta pugna
d'Achille il glorïoso
malleolo invano l'oste
tenta sovente ferire perché
nessuno sa dove sia
e cosa cazzo sia il
mallèolo.

* * *

Tispostastidiscatto
tazzoppastilostinco
belmitestadicazzo.

* * *

Tu ti turbi
di frotte di prischi grilli
e ti frilli i fischî natii
sin che fritti i' mischî:
cosa frulli? Eh?! Ora
li raccatti tutti,
imbecille!

* * *

Tappioppassero
umbelpaiodipatte

* * *

Se pei pindàrei colli
a' patrii lidi il ferro
rapir che mobil seno fé
e d'altre terribil favella mòve
con novelle opre il fosco rio,
io passerei anche
verso le sette.
* * *

BEVI ANCHE TU IL CHINOTTO DI PADRE PIO

Attaccatevi tutti a questa maniglia


PUELLAE DIVERTITEVI CON QVESTE




 

La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.


Poi cominciò: "Tu vuo’ ch’io rinovelli
disperato dolor che ’l cor mi preme
già pur pensando, pria ch’io ne favelli.

Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo,
parlar e lagrimar vedrai insieme.

Io non so chi tu se’ né per che modo
venuto se’ qua giù; ma fiorentino
mi sembri veramente quand’ io t’odo.

Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino,
e questi è l’arcivescovo Ruggieri:
or ti dirò perché i son tal vicino.

Che per l’effetto de’ suo’ mai pensieri,
fidandomi di lui, io fossi preso
e poscia morto, dir non è mestieri;

però quel che non puoi avere inteso,
cioè come la morte mia fu cruda,
udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso.

Breve pertugio dentro da la Muda,
la qual per me ha ’l titol de la fame,
e che conviene ancor ch’altrui si chiuda,

m’avea mostrato per lo suo forame
più lune già, quand’ io feci ’l mal sonno
che del futuro mi squarciò ’l velame.

Questi pareva a me maestro e donno,
cacciando il lupo e ’ lupicini al monte
per che i Pisan veder Lucca non ponno.

Con cagne magre, studïose e conte
Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
s’avea messi dinanzi da la fronte.

In picciol corso mi parieno stanchi
lo padre e ’ figli, e con l’agute scane
mi parea lor veder fender li fianchi.

Quando fui desto innanzi la dimane,
pianger senti’ fra ’l sonno i miei figliuoli
ch’eran con meco, e dimandar del pane.

Ben se’ crudel, se tu già non ti duoli
pensando ciò che ’l mio cor s’annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli?

Già eran desti, e l’ora s’appressava
che ’l cibo ne solëa essere addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;

e io senti’ chiavar l’uscio di sotto
a l’orribile torre; ond’ io guardai
nel viso a’ mie’ figliuoi sanza far motto.

Io non piangëa, sì dentro impetrai:
piangevan elli; e Anselmuccio mio
disse: “Tu guardi sì, padre! che hai?”.

Perciò non lagrimai né rispuos’ io
tutto quel giorno né la notte appresso,
infin che l’altro sol nel mondo uscìo.

Come un poco di raggio si fu messo
nel doloroso carcere, e io scorsi
per quattro visi il mio aspetto stesso,

ambo le man per lo dolor mi morsi;
ed ei, pensando ch’io ’l fessi per voglia
di manicar, di sùbito levorsi

e disser: “Padre, assai ci fia men doglia
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia”.

Queta’mi allor per non farli più tristi;
lo dì e l’altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t’apristi?

Poscia che fummo al quarto dì venuti,
Gaddo mi si gittò disteso a’ piedi,
dicendo: “Padre mio, ché non m’aiuti?”.

Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid’ io cascar li tre ad uno ad uno
tra ’l quinto dì e ’l sesto; ond’ io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno".

Quand’ ebbe detto ciò, con li occhi torti
riprese ’l teschio misero co’ denti,
che furo a l’osso, come d’un can, forti.

Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove ’l sì suona,
poi che i vicini a te punir son lenti,

muovasi la Capraia e la Gorgona,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli annieghi in te ogne persona!

Che se ’l conte Ugolino aveva voce
d’aver tradita te de le castella,
non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.

Innocenti facea l’età novella,
novella Tebe, Uguiccione e ’l Brigata
e li altri due che ’l canto suso appella.
 

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